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Da Zanisi al concerto sul caicco, il Fano Jazz dal punto di vista di una blogger

gelso e il mare

alba al rastatt 2

 

Da Zanisi al concerto sul caicco, il Fano Jazz dal punto di vista di una blogger

 

Il cd di Nyman andava in loop da ore – una fissazione che dura da vent’anni – il suo autografo a caratteri maiuscoli blu elettrico spiccava sulla copertina, e il caldo diventava insopportabile nella mansarda che guarda a Montegiove. Decisi che quella mattina dovevo vedere l’alba, troppe poche volte vista, sul mio mare. Il pretesto per svegliarmi a buon ora sarebbe stato il concerto di Enrico Zanisi, promettente pianista nel panorama jazzistico nazionale e internazionale. Non ci pensai due volte che già ero in sella alla mia bicicletta arrugginita e rumorosa, attraversando la città ancora addormentata, in un raro silenzio fatto di niente, e di tutto. Oltrepassare l’Arco d’Augusto, percorrere le vie del centro, sentire l’odore di Fano, del selciato, del sale, dell’umido. Arrivare alla rotonda (nome col quale a Fano si identifica l’Anfiteatro Rastatt), col cappuccino d’asporto in mano, e scorgere già un pubblico assorto e incantato ascoltare le improvvisazioni di Zanisi, a pianoforte non amplificato, liberarsi nell’aria come una dolce ninna nanna al contrario, eseguita per cullare il nostro risveglio.  Erano le 5 del mattino, e l’alba stava per regalarci questi colori.

Enrico zanisi rastatt

alba al rastatt 3

Zanisi si racconta…

Provengo da una famiglia di musicisti, mio padre flautista e mia madre pianista entrambi diplomati. Il pianoforte era in casa, un piccolo verticale che mia madre usava per impartire lezioni e io ero abituato ad ascoltare musica di qualsiasi genere anche se prevalentemente classica. Non ricordo il momento esatto, ma venne un giorno in cui decisi di conoscere meglio quel bel mobile in salone. Cominciai con il riprodurre brevi melodie, quelle classiche canzoncine che ti vengono insegnate alla materna e fin da subito mostrai di essere intuitivo e di sapermi divertire con lo strumento: era un vero spasso. I miei mi fecero cominciare il percorso classico con un ottimo insegnante che mi vedeva una volta a settimana; non era difficile imparare la tecnica, come non lo era leggere la musica degli autori classici, perciò passavo molto più tempo a suonare Remo Vinciguerra o a strimpellare qualsiasi cosa che mi passava per la testa. Praticai musica da camera fin dagli 8 anni, in duo con violino, flauto, in trio con violino e violoncello, in piccolo ensamble, orchestra, e ho ricordi meravigliosi di pomeriggi passati a provare e a giocare a pallone mentre i genitori  preparavano le merende.

Il contatto con il pubblico fu quasi immediato: iniziai a partecipare ai concorsi e ad esibirmi con le formazioni con cui provavo a casa per abituarmi a imparare a memoria il repertorio e a non aver timore di suonare di fronte ad una platea, anche giudicante.

Con mio padre abbiamo girato un po’ tutta l’Italia per i concorsi, e anche all’estero quando per esempio mi aggiudicai in trio con violino e violoncello il terzo premio al Concorso Internazionale Jugendmusiziert.

Oltre alla musica classica non perdevo occasione per suonare “cose mie”, per scriverle e sentirle con un programmino facile che mio padre aveva installato al computer. Sognavo di diventare una rockstar: tra la fine delle elementari e l’inizio delle medie avevo messo su un gruppo ed eseguivamo musiche dei Dream Theater, degli Emerson Lake and Palmer, dei Genesis, dei Led Zeppelin. Ero un fan dei Nomadi, era l’unica band italiana a piacermi e scrissi anche qualche canzone poi cestinata per la vergogna.

 Il jazz. Credo che i miei genitori un giorno si fecero una domanda: ma se nostro figlio invece di studiare Bach suona sempre quello che gli pare, scrive, improvvisa, crea, perché non gli facciamo provare un’altra strada? Da musicisti e da insegnanti capirono subito la direzione che stavo prendendo. Mi tolsero dalla scuola calcio e mi iscrissero ad una scuola di musica dove in un anno appresi a malapena la differenza tra una scala lidia e una misolidia. I Dream Theater erano il mio sogno, il jazz era una musica vecchia, da ballo. Decisi di provare ad andare fino in fondo alla faccenda, e spronato dai miei provai l’ammissione a Siena Jazz: i più meravigliosi quindici giorni della mia vita. Avevo ufficialmente 15 anni, ero da solo in una città meravigliosa ed ero a contatto con centinaia di studenti più grandi di me e con la creme dei jazzisti italiani: non avevo dubbi, avrei fatto il jazzista e stop con il power metal!

Gli anni che seguirono furono entusiasmanti. Studiai con Marco Di Gennaro, pianista e insegnante fantastico, mi insegnò praticamente tutto in nove mesi. Frequentai i corsi estivi della Saint Louis per tre volte e Umbria Jazz (dove ottenni una borsa di studio di 10.000 dollari per frequentare la Berklee) studiando con Kenny Werner, Marvin Stamm, Joey Calderazzo, Phil Markowitz, Larry Grenadier e tanti altri giganti del Jazz. Nel frattempo mi diplomai in pianoforte con il massimo dei voti e la lode all’Aquila sotto la guida di Walter Fischetti. Come da tradizione cominciai ad iscrivermi a concorsi jazzistici: secondo posto al Premio Roma Jam Session, primo premio al “Concorso di composizione ed esecuzione pianistica “Franco Russo”, borsista al Premio Massimo Urbani, Primo Premio e Premio del Pubblico al Concorso Nazionale per Nuovi Talenti del Jazz Italiano “Chicco Bettinardi”, Primo Premio al Vittoria Rotary Jazz Award nel 2010. Nel 2009 sono stato anche ammesso alla Manhattan School of Music di New York; nello stesso anno ho inciso il mio primo disco (Quasi Troppo Serio Nuccia/Egea) in trio con Ettore Fioravanti alla batteria e Pietro Ciancaglini al contrabbasso.

Da bravo studente ho completato le scuole superiori e mi sono laureato in Jazz con 110 e lode/110 al Conservatorio “Licino Refice” di Frosinone. In questi ultimi anni ho avviato una collaborazione con una delle più importanti etichette discografiche europee, la Cam Jazz, per la quale ho inciso due dischi in trio con Alessandro Paternesi alla batteria e Joe Rehmer al contrabbasso (“Life Variations” nel 2012 e “Keywords” nel 2014), e un disco in duo con Mattia Cigalini (“Right Now” 2015).  Nel 2012 una giuria di giornalisti mi ha assegnato il prestigioso premio Top Jazz come Miglior Nuovo Talento, indetto dalla storica rivista Musica Jazz, e nel 2014 ho ricevuto il Premio Siae per la creatività. In questi anni di jazz ho fatto moltissime esperienze, suonando in alcuni dei più importanti festival e jazz club italiani ed esibendomi spesso all’estero. Ho avuto inoltre il piacere e la fortuna di collaborare con musicisti strepitosi come Sheila Jordan, David Liebman, Andy Sheppard,Francesco Cafiso, Roberta Gambarini, Stefano Di Battista e molti altri, ognuno dei quali mi ha stimolato a studiare e a ricercare formule personali di espressione musicale, con la più sincera umiltà e grande passione possibili.

zanisi rastatt 2

 

Dall’alba al tramonto…

Ho partecipato anche quest’anno al concerto e cena sul Caicco Regina Isabella, anche quest’anno un vero incanto, reso possibile dalla straordinaria professionalità di Tuquitour in collaborazione con Fano jazz.

sul caicco gruppo 2017

paolo sorci chitarra

Un’escursione sotto monte da Fano a Pesaro, con bagno al largo, cena a base di pesce (calamarata al sugo di pesce, grigliata mista (la “rustita” fanese) e, come digestivo, la moretta, il tipico caffè fanese al bicchiere, arricchito con una miscela di liquori composta da anice, rum e brandy in parti uguali e addolcita da zucchero e scorza di limone.

calamarata caicco

fucon e grigliata

gelso e il mare

Dopo il baondoneon di Daniele di Bonaventura, quest’anno sono saliti a bordo i Welcome to the django quartet , una delle più apprezzate formazioni jazz Manouche delle Marche, composto da Carlo Chiarenza alla chitarra , Paolo Sorci alla chitarra, Roberto Gazzani al contrabbasso  e Umberto Gnassi al clarinetto.

welcome to de django

tramonto

welcome con me

soundcheck welcome to de djiango

cena al tramonto caicco 2

 

Un grazie infinito alla “ciurma”, al comandante Roberto e, ultimo ma non ultimo, sempre il migliore da 25 anni, Adriano Pedini, direttore artistico del Festival.

con la ciurma e Pedini

Alla prossima edizione del Fano jazz!

*gelso*

 

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