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Volevo fare il pasticcere, recensione del libro

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Volevo fare il pasticcere, la recensione di un libro che mi ha preso il cuore

Quando, per la prima volta, una decina d’anni fa, giungevo nel cuneese passando da Fossano, alla vista di quella fabbrica con quel nome così importante e conosciuto ai più, non potevo credere ai miei occhi: mi trovavo davvero di fronte alla Balocco, industria rinomata in tutto il mondo per la sua biscotteria e i suoi grandi lievitati delle feste. Migliaia di ettari destinati alla produzione di innumerevoli tipi di biscotti, wafer, amaretti, colombe, pandori, panettoni, il celeberrimo “mandorlato” che entra nelle nostre case ad ogni Natale.

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Di certo ho sempre pensato alla Balocco come un’industria formidabile, capace di puntare sulla qualità e di esportare in tutto il mondo. Ma mai avrei pensato che tutto nacque dalla passione di un nonno, nonno Antonio, che, nonostante le difficoltà economiche, la perdita dell’amata moglie e i disagi della guerra mondiale, ha saputo tenere in piedi ed espandere quella che era, all’inizio, “solo” una piccola pasticceria artigianale a conduzione famigliare situata ai piedi del castello degli Acaja. E quando si parla di nonni io inizio a commuovermi: anche la mia passione per la cucina nasce da mio nonno Olimpio, cuoco di professione, e so bene quanto si possa ereditare da loro.

La passione per le cose buone, per la qualità delle materie prime, per il duro lavoro, e la grande esperienza maturata in anni e anni di dedizione e rinunce è stata sapientemente tramandata ad Aldo, suo figlio, e più tardi ai nipoti, Alberto e Alessandra, che hanno saputo prendere le redini dell’azienda ampliando la produzione e introducendo nuove tecniche, nuovi macchinari e nuove strategie di comunicazione.

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“Volevo fare il pasticcere”, Rizzoli Editore, copertina “rosso Balocco”, foto di Alberto davanti allo storico camioncino, ispira simpatia sin dalle prime righe. E’ la storia di una famiglia che ha saputo restare unita malgrado ogni avversità, sempre con l’obiettivo comune di salvaguardare e far crescere il nome dell’azienda. E’ la storia, sapientemente narrata e toccante, di gioie e dolori davvero poco comuni, di solitudine, di mancanze affettive compensate dalla presenza della famiglia, ma anche di profondi valori e convinzioni, sia sulla sfera lavorativa che personale. Una storia che fa riflettere e permette di immedesimarsi, anno dopo anno, difficoltà dopo difficoltà, su come dovesse essere stato difficile affrontare quei periodi di incertezza e sofferenza per arrivare a quella che è oggi la Balocco, non mollando mai la presa.

Ho letto il libro tutto d’un fiato, dispiacendomi, come accade quando un libro ti accompagna piacevolmente per qualche giorno, di concluderne la lettura. Si legge come un romanzo, la narrazione è scorrevole, il linguaggio amichevole. Pagina dopo pagina, con la collaborazione del giornalista Adriano Moraglio, la famiglia Balocco apre il suo cuore ai lettori, ricostruendo particolari, antiche fotografie, date e avvenimenti, dai primi del Novecento arrivando ai giorni nostri.

E’ proprio la vita della famiglia Balocco ad essere così interessante e commovente. Un esempio per tutti noi neo imprenditori, da tenere a mente quando le difficoltà ti assalgono. E’ la presenza costante di nonno Antonio che ci ricorda che “Roma non è stata costruita in un giorno” e che, con costanza, dedizione e un briciolo di cocciutaggine, si può ottenere tutto, persino in tempi di crisi. Investire sulla qualità, allargando i propri orizzonti, credere nelle proprie capacità e coltivare studi e ambizioni per offrire sempre il meglio. E’ questo il messaggio che c’è dietro ogni capitolo, un messaggio puro, vero e genuino, proprio come i prodotti dolciari Balocco che allietano da così tanti anni le nostre colazioni e le nostre merende.

E’ un onore per me essere stata più volte invitata dai Balocco come “pasticcera” alle prese con sac à poche, tortiere a cerniera e monoporzioni nella loro nuova Bottega. Sicuramente ignara di quanto ci fosse dietro ad un marchio così celebre, ora che ho potuto conoscere più da vicino la storia particolareggiata delle persone che hanno fatto l’azienda, mi sento ancora più onorata ad aver potuto collaborare con una realtà di simile caratura.

“Volevo fare il pasticcere”, la storia di un’azienda che va di pari passo con la storia di una famiglia: “Ho messo insieme famiglia e azienda, non potevo fare diversamente” scrive Alberto al termine del libro.

A tutti voi, consiglio la lettura e vi ricordo la presentazione del libro a Torino domani 6 giugno, non mancate!

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